🔍 Introduzione
Il centrodestra torna alla carica con una proposta che potrebbe rivoluzionare il panorama politico locale e nazionale: cambiare la legge per l’elezione dei sindaci, in vigore dal 1993, e usarla come apripista per una nuova legge elettorale nazionale, ribattezzata già da molti come “Melonellum”. Dietro il tecnicismo dei numeri e degli emendamenti, si cela una strategia politica ben chiara: consolidare il potere nei territori e preparare il terreno per le elezioni politiche del 2027.
⚖️ Il nodo della soglia al 40%: meno ballottaggi, più vittorie nette
In commissione Affari costituzionali del Senato, il disegno di legge del centrodestra avanza tra ostruzionismi e tensioni, ma con determinazione. Il cuore della proposta è semplice quanto impattante: abbassare dal 50% al 40% la soglia necessaria per eleggere un sindaco al primo turno, rendendo così molto più rara l’ipotesi del ballottaggio.
Una modifica apparentemente tecnica, ma che ha un forte significato politico. Secondo la maggioranza, serve per combattere l’astensionismo, evitando l’elezione in due tappe. Ma per le opposizioni, soprattutto il Partito Democratico, è una mossa per indebolire il centrosinistra, storicamente più forte nei ballottaggi grazie alle alleanze dell’ultima ora.
🧠 Voto disgiunto addio: meno libertà per l’elettore
Non solo soglia al 40%. Il centrodestra vuole eliminare anche il voto disgiunto, cioè la possibilità per l’elettore di votare un candidato sindaco e, separatamente, una lista a lui non collegata. Sparirebbe anche l’opzione di votare solo il sindaco senza scegliere una lista.
Queste modifiche sono giustificate dalla maggioranza come strumenti per ridurre l’instabilità e rafforzare la coerenza politica del voto. Tuttavia, per il Pd, è un attacco alla libertà di scelta dell’elettore. Il senatore dem Dario Parrini accusa: “Si toglie potere agli elettori, che dal 1993 ad oggi hanno spesso votato solo il candidato sindaco”.
🧭 Obiettivo 2026: il Melonellum prende forma
L’intenzione dichiarata è chiara: approvare la riforma in tempo utile per le comunali del giugno 2026, ma anche per testare la formula su scala nazionale. Il modello? Una legge elettorale nazionale che preveda:
- Premio del 55% dei seggi alla coalizione che supera il 40% dei voti.
- Indicazione del nome del candidato premier sulla scheda.
- Abolizione del voto disgiunto anche a livello nazionale.
Una legge che favorirebbe le coalizioni compatte e penalizzerebbe il multipartitismo frammentato, rendendo più difficile per il centrosinistra recuperare al secondo turno.
🤝 Frizioni nella maggioranza: il nodo Lega
Non tutto, però, fila liscio nella maggioranza. La Lega è contraria all’indicazione del candidato premier in scheda, temendo che ciò rafforzi ulteriormente la posizione della premier Giorgia Meloni a discapito degli alleati.
La premier ha così congelato il via libera alla candidatura di Alberto Stefani come successore di Luca Zaia in Veneto, in attesa che la Lega ceda sul Rosatellum. Un braccio di ferro strategico, dove ogni tassello serve a rafforzare il controllo futuro sul sistema politico italiano.
🌍 Un contesto politico infuocato
Mentre il mondo brucia tra le guerre in Gaza e Ucraina, il governo italiano investe tempo e risorse per ridisegnare il sistema elettorale. Una priorità che fa discutere, soprattutto in un Paese dove il problema principale resta la scarsa partecipazione alle urne.
La proposta di Meloni & co. parte dal livello locale per arrivare dritta al cuore della democrazia parlamentare. E se il nuovo sistema dovesse passare, si cambieranno radicalmente le regole del gioco.
